
In uno studio nella soleggiata Lhasa, un giovane fa scorrere con cura un pennello sulla carta. Creando una storia unica, la sua, nell’universo della scrittura tibetana. Un ponte tra la tradizione e la modernità, come quello che lo ha visto “catapultato” da una zona pastorale di confine nella Capitale spirituale del Tibet e sulla scena mondiale.
Dorje Tsewang trascorre la sua infanzia nelle praterie. Pascolando il bestiame e, nei momenti di pausa, usando dei ramoscelli per disegnare lettere tibetane nella sabbia: «Il preside della mia scuola primaria aveva delle abilità calligrafiche eccezionali, ed è stato lui il mio primo mentore». A trasmettere tecniche, certo, ma soprattutto amore.
Anni dopo, Dorje va a studiare Management in un’università di Shanghai. «Per quattro anni, ho avuto pochissimi incontri con la scrittura tibetana ma non ho mai smesso di esercitarmi: era anche un legame emotivo con la mia casa». Di ritorno, lavora prima in un’impresa statale e poi in una scuola primaria. Di giorno, impiegato e insegnante; di notte, studioso di calligrafia. «Pian piano, mi sono reso conto che era questa la mia passione».
Così, nel 2019 decide di diventare un artista a tempo pieno e, oggi, la sua calligrafia si distingue proprio per la fusione tra gli stili antichi – come Uchen, simile alla normale scrittura tibetana, o Umê, che include il corsivo – e le forme dell’Arte visiva contemporanea. Senza dimenticare le tecniche, che combinano i modi tradizionali alla pittura a olio e agli acquerelli.
Ma non finisce qui. Infatti, attraverso tazze da tè, quaderni e magliette, Dorje comincia a integrare la calligrafia agli oggetti di uso quotidiano: «La vera conservazione avviene con l’utilizzo, e io voglio che sempre più persone possano sperimentare la bellezza della scrittura tibetana nella vita di tutti i giorni». Una condivisione che avviene anche online, grazie ai brevi video con i quali Dorje racconta il suo lavoro. E che i numerosi followers fanno rimbalzare su Instagram e soprattutto YouTube, aprendo così le sue opere al mondo. Ma anche alla Gen Alpha tibetana, naturalmente riluttante all’idea di studiare calligrafia però molto incuriosita dai piccoli atelier di disegno e pittura che Dorje sta organizzando presso il suo studio.
Un’arte millenaria, quella della scrittura tibetana. Stabilizzata solo nel VII secolo (agli inizi dell’Impero tibetano, quando i calligrafi dell’Altopiano sono in cento) e oggi parte del patrimonio nazionale immateriale. Onorata da una giornata dedicata – il 30 aprile, a evocare le 30 consonanti – , insegnata anche all’estero (incluse Venezia e Grosseto) e portata avanti con lo stesso amore trasmesso a Dorje dal suo primo mentore.
Una staffetta. Di inchiostri e pennelli.